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MOSTRA DELLA RIVOLUZIONE FASCISTA Ideata nel 1928 da Dino Alfieri e allestita nel 1932 nel palazzo delle esposizioni in Roma, per la celebrazione del decennale della marcia su Roma, questa mostra intendeva ricostruire i momenti determinanti per l'affermazione del fascismo e offrire un quadro delle realizzazioni del regime. Gli episodi che si vollero illustrare erano: la lotta per l'interventismo, la guerra, la vittoria, la fondazione dei fasci di combattimento, Fiume, l'anno 1920, l'anno 1921, l'anno 1922, la marcia su Roma. A ciascun tema era dedicata una stanza del piano terreno, ove erano situati anche il salone d'onore, la galleria dei fasci, la sala documentaria del duce, il sacrario dei martiri. Le stanze del primo piano erano dedicate invece alle realizzazioni del regime, ai libri sul fascismo, agli autografi del duce, ai fasci all'estero. La intenzione di creare un'atmosfera eroica attraverso la decorazione degli ambienti rese necessaria la realizzazione di imponenti scenografie che impegnarono architetti, scultori, pittori tra cui Sironi, Funi, Prampolini. Ne consegue che della mostra faceva parte, oltre a un complesso di documenti, libri e fotografie, una quantità ingente di materiale eterogeneo costituito da cimeli coevi agli episodi illustrati, quali ad esempio la stampella di Enrico Toti, camicie nere, elmetti, armi e oggetti diversi indossati dagli squadristi fascisti in azioni di combattimento, l'elica dell'apparecchio su cui volò Francesco Baracca (non se ne ha più traccia), ma anche pannelli, bozzetti, strutture architettoniche appositamente create per la mostra. Chiusa solennemente il 28 ottobre 1934, si pensò di trasferire la mostra, come istituzione permanente, alla galleria d'arte moderna. In effetti già dai primi mesi del 1935 si provvide al trasporto di tutto il materiale con il progetto di costruire più tardi una sede definitiva che però non fu mai realizzata. Una seconda edizione della mostra fu inaugurata il 23 settembre 1937, quando il partito nazionale fascista volle collegare le sorti dell'impero alle celebrazioni del bimillenario della nascita di Augusto. I caratteri della mostra risultarono in parte modificati dall'intenzione di farne più un archivio storico che un momento propagandistico del regime. La novità fu costituita essenzialmente dall'apertura di nuove sale che portarono la mostra ad illustrare non solo la politica interna e le realizzazioni del regime dal 1922 in poi, ma anche gli avvenimenti esteri degli anni trenta fino alla guerra di Spagna. Con la nuova denominazione di Mostra permanente del fascismo, dopo una breve chiusura, la mostra fu riaperta il 28 ottobre 1942, in un allestimento più modesto del precedente, per celebrare il ventennale. Furono apportate alcune novità: l'apertura di tre nuove sale dedicate alla seconda guerra mondiale, la creazione di un centro studi del fascismo i cui organi fondamentali erano una biblioteca e un archivio, l'installazione infine di una sala cinematografica. L'istituzione rimase operante fino al settembre del 1943, quando si pensò di trasferirla al nord: Pino Stampini, allora segretario della mostra, curò la scelta del materiale da inviare nella repubblica sociale italiana in ventiquattro casse contenenti documenti, cimeli e collezioni varie. Il materiale bibliografico, che era ormai divenuto assai consistente, constando di circa 17.000 unità, rimase a Roma nei tre locali della biblioteca insieme all'archivio che comprendeva anche documentazione versata dal partito nazionale fascista. Il materiale trasferito al nord fu rinvenuto ancora incassato, presso il museo lapidario di Salò il 27 maggio del 1945. Le ventiquattro casse tornarono a Roma dove furono consegnate all'amministrazione degli Archivi di Stato nell'ottobre dello stesso anno. L'archivio rimasto nei sotterranei della galleria d'arte moderna, a Valle Giulia, fu invece posto sotto i sigilli dall'alto commissariato per le sanzioni contro il fascismo e, collocato in cento casse, fu trasportato al ministero dell'interno nel marzo del 1945 [Archivio Centrale dello Stato, Alto commissariato per le sanzioni contro il fascismo, titolo XVII, b. 1.] ; fu quindi versato in parte all'Archivio centrale dello Stato (vedi anche Partito nazionale fascista ). Quanto ai libri, agli opuscoli e ai giornali, il commissario liquidatore della mostra, Lucio Lombardo Radice, provvide a versarli presso a biblioteca nazionale centrale di Roma, che aveva già ricevuto in deposito parte del materiale bibliografico dal settembre 1943 da alcuni rappresentanti del partito fascista, e presso la biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma. Attualmente il materiale bibliografico è conservato nelle due biblioteche come fondo Mostra e fondo Pennati: alla biblioteca nazionale sono confluiti i periodici, una parte dei volumi ed opuscoli, mentre nella seconda si trovano parecchie migliaia di volumi e quasi tutti i quotidiani. [Tratto dal Sistema Guida Generale degli Archivi di Stato Italiani]

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